Seminari e conversazioni

LECTIO MAGISTRALIS

NICOLA SAVARESE
Migrazione di popoli e nomadismo di attori

Gli attori sono costretti al nomadismo dalla necessità di 
trovare sempre nuovi spettatori. Questa condizione di 
viaggiatori li porta anche a sostare nei luoghi attraversati e 
a cogliere i modi di vivere delle altre nazioni e a dare 
speciale valore ai loro incontri umani. Così il loro teatro si 
arricchisce con la cultura degli altri: miti, leggende, musiche, 
danze, costumi e oggetti si accavallano nelle loro 
rappresentazioni acquistando nuovo senso e dunque 
nuova vita. Ma anche chi guarda gli attori stranieri, chi 
ascolta le storie venute da lontano e l'eco delle musiche che 
le accompagnano impara a vedere al di là del proprio 
orizzonte abituale e a cogliere l'ebrezza di nuove frontiere.


 Nicola Savarese, studioso delle relazioni fra teatro occidentale e teatri orientali, ha insegnato Storia del Teatro nelle università di Kyoto, Montreal, Parigi, Lecce, Bologna e Roma Tre. Ha lungamente viaggiato in Oriente e soprattutto in Giappone dove ha vissuto due anni. È stato invitato per un anno al Getty Research Institute di Los Angeles come guest scholar. Dalla fondazione, nel 1980, è membro permanente dell’ISTA (International School of Theatre Anthropology) diretta da Eugenio Barba. Sul rapporto fra teatri occidentali e asiatici ha pubblicato: Teatro e spettacolo fra Oriente e Occidente (Roma-Bari 1992, vincitore nel 1994 del Premio Pirandello e del premio Diego Fabbri; tradotto in inglese col titolo di Eurasian Theatre, Wroclaw 2010). In collaborazione con Eugenio Barba ha scritto L’arte segreta dell’attore. Un dizionario di antropologia teatrale (Bari 2011, prima ed. 1983) tradotto in varie lingue. Ha curato a Roma, all’interno del Colosseo, la mostra archeologica In Scaena, sul teatro romano antico.


SEMINARI

BRUNA FILIPPI
L’origine moderna del teatro pedagogico

Dal 1580 la Compagnia di Gesù istituzionalizza la pratica teatrale nei suoi collegi. Il teatro viene così inserito nel processo di formazione dei propri allievi, non solo come sussidio didattico per raggiungere l'ideale della retorica classica del perfetto oratore ma come strumento per attivare, organizzare e dirigere le potenzialità della persona.
Fondato sulla convergenza della religione e del sapere, il teatro religioso dei gesuiti rappresenta esempi edificanti di santi, martiri e principi cristiani, al fine di sollecitare negli attori e negli spettatori una conversione dello sguardo verso l'interiorità. Per descrivere questo complesso processo di vivificazione interiore, ci soffermeremo dapprima sui principi e i fondamenti della concezione cristiana della "scena gesuitica", per poi riferirci al modo in cui le drammaturgie gesuitiche formalizzano le "figure del sacro" e su come dispiegano nella successione delle azioni sceniche le diverse temporalità.

Bruna Filippi è storica dell’epoca moderna. Ha svolto attività di ricerca sulla formazione umanistica e simbolica nel Collegio Romano della Compagnia di Gesù (XVI-XVII sec.), sull’istruzione superiore in Italia (XVI-XIX), sul teatro contemporaneo.Attività didattica presso l’EHESS e INHA (Parigi), presso le Università: Waseda (Tokyo), Perugia, LUMSA (Roma), Larrañaga (Montevideo). Pubblicazioni: saggi in diverse lingue (arabo, francese, giapponese, inglese, italiano, spagnolo, tedesco).


MARíA ELENA GONZALEZ ALFAYA
Educazione interculturale, scuola e comunità

Dopo una breve riflessione sui processi e gli approcci interculturali e multiculturali che si sono sviluppati negli ultimi anni, si presenterà la maniera in cui questi sono evoluti e sono stati interpretati e si esporrà l'approccio seguito in Spagna.
Inoltre si presenteranno diversi esempi e riflessioni su come gli approcci interculturali sono stati applicati alle diverse esperienze scolastiche al fine di creare un network tra la scuola e la comunità.

María Elena González Alfaya è professoressa del Dipartimento di Educazione dell'Università di Córdoba e PhD Europeo conseguito presso l'Università di Santiago de Compostela. Principali campi di studio: educazione per l'infanzia, innovazione educativa, educazione ai temi trasversali: educazione alla salute, educazione all'interculturalità, educazione alla convivenza.


FRANCO UNGARO
Teatro e coesione sociale

L'intervento verte su esperienze, modelli e metodologie di azione teatrale con soggetti sociali marginali realizzati da Koreja in ambito locale e internazionale. In particolare verranno presentati e discussi il progetto "Scena Nomade", realizzato da Koreja con la comunità rom di Smederevo in Serbia e il progetto/concorso EXTRA LECCE-RACCONTARE LA CITTA' lanciato nell'ambito del "Teatro dei Luoghi - Fest 2013" rivolto a immigrati che si impegneranno a raccontare la città attraverso testi scritti e video. I partecipanti verranno inoltre accompagnati alla definizione di una idea progetto pertinente con il titolo dell'intervento e da proporre e realizzare in collaborazione con i Cantieri Koreja

Franco Ungaro (1952) si è laureato in Filosofia presso l’Università di Lecce, è co-direttore artistico e direttore organizzativo Cantieri Teatrali Koreja di Lecce.  Nel 2006 ha pubblicato ‘Dimettersi dal Sud’ (Libreria Laterza) e nel 2012 “Lecce sbarocca” (Besa Editore).


PIERGIORGIO GIACCHE' 
La parabola dell'animazione teatrale

L'animazione teatrale è nata come esuberante esplorazione del teatro verso e dentro gli ambiti più diversi per poi sedimentarsi e rendersi onnipresente ed efficace come servizio culturale. Riesaminare in sintesi la "parabola" della sua istituzionalizzazione permette di visualizzare tempi diversi e di esaminare due temi essenziali per chi si occupa oggi di "teatro sociale": quello del rapporto tra "sopravvivenza" e "vita" del teatro e quello della combinazione ma anche contraddizione fra funzione sociale
e senso o non senso dell'arte scenica.

Piergiorgio Giacchè è docente di Antropologia del teatro e dello spettacolo all'Università di Perugia. Membro del comitato scientifico dell'I.S.T.A. dal 1981 al 1990. Presidente della Fondazione l'Immemoriale di Carmelo Bene, dal 2002 al 2005. Collaboratore de "Lo straniero". Pubblicazioni: Lo spettatore partecipante (1991), Carmelo Bene. Antropologia di una macchina attoriale (1997 - 2° ed.2005), L'altra visione dell'altro. Una equazione tra antropologia e teatro (2004).


ANGELO CARLO LICCI
Mito e simbolismo: rilettura del Tarantismo secondo un modello quantistico.La etnomedicina omeopatica salentina.Descrizioni di alcuni casi clinici ovvero raccolta di storie vere.

Una rilettura del tarantismo attraverso cio' che si puo' considerare neotarantismo ovvero epifenomeno della
medicina convenzionale attuale:eccone una descrizione del "morso della taranta" attraverso la raccolta di casi che esprimono sofferenze umane compresse di persone residenti nel territorio salentino. La raccolta che va dal 1985 al 2007 in sintesi riporta a considerare tali comportamenti umani a simboli,a icone programmatiche presenti nelle stratificazioni cerebrali e corporee,a modelli antropologici di cui e' rimasta solo una traccia? come un segnale mnestico che viene riattivato o casualmente e/o per effetti climatici?Le visioni sociologica e antropologica appaiono limitate da una semplice osservazione che pone il quesito: perche' tali comportamenti "abnormi" solo in estate? Puo' da sola la neurologia o la psichiatria o la sociologia o l'antropologia comprendere veramente l'essenza del fenomeno?Quanto l'influenza dell'origine cretese di questo popolo salentino
possa collegare queste programmazioni comportamentali a induzioni mitologiche poco si puo' sapere;di certo la bizzarria dei comportamenti descritti nei casi ci riporta un po' miti tipo la maga circe o a favole di Esopo. Biodanza e musicoterapia possono aiutare?

Angelo Carlo Licci è medico omeopata. Dal 1985 ha praticato la medicina bioenergetica e quantistica secondo il modello PNEI utilizzando oltre ai classici metodi basati sull'ascolto dei pazienti anche strumenti di diagnosi bioelettronica come VRT e segmentografia computerizzata dopo aver seguito corsi coi Dr. Roy Martina ed Helmut Shimmel al fine di cogliere gli squilibri epigenetici come segnali del corpo per fornire terapie solo naturali. La etnomedicina omeopatica salentina è un campo di suo particolare interesse.


GIOVANNI INVITTO
I carbonari di Calimera

Partendo da un romanzo del 2010, l'intervento illustra una consuetudine di Calimera i cui abitanti, fino al 1950, uscivano in gruppo andando oltre il brindisino per fare il carbone, si fermavano mesi e poi tornavano al paese

Giovanni Invitto, docente di filosofia teoretica all'Università del Salento, è stato preside della Facoltà di Scienze della Formazione. Ha indagato l'esistenzialismo francese, Merleau Ponty; si è occupato dei rapporti tra filosofia e cinema; di pratiche filosofiche e counseling; della relazione fra teoresi e narrazione. 


ROBERTO MARAGLIANO
Reggere il digitale 

Stiamo vivendo, spesso senza rendercene conto, una profonda trasformazione che coinvolge il nostro rapporto
con la realtà, con gli altri, con noi stessi.All'origine di tutto questo non c'è tanto un fatto tecnologico quanto la realtà di cui questo fatto tecnologico dà conto. Per riuscire a reggere questa trasformazione, che lo vogliamo o no sta già dentro di noi, ci dobbiamo liberare di ogni pregiudizio politico ed epistemologico e armare di elasticità e curiosità.

Roberto Maragliano è docente di Tecnologie per la formazione degli adulti all'Università RomaTre. Responsabile del Laboratorio di Tecnologie Audiovisive (http://ltaonline.wordpress.com). Tra gli ultimi titoli, in esclusiva versione digitale, "Storia e pedagogia nei media" e "Pedagogia della morte".


LUIGI SPEDICATO
Il welfare è morto, viva il welfare! Oltre la crisi dei modelli: nuove strategie, nuovi attori, nuovi obiettivi

L’analisi parte dalla profonda crisi che attraversa oggi i sistemi di welfare: le risorse diventano sempre più scarse e parallelamente crescono i vincoli di bilancio  soprattutto sugli Enti Locali; nelle società a legame sociale debole (la “liquidità” come caratteristica della post-modernità) emergono nuovi rischi e nello stesso tempo maturano nuove soggettività, nuovi bisogni sociali; la crisi dell’economia finanziarizzata ha sconvolto gli assetti produttivi ed ha avuto pesanti impatti sulle comunità, sulle famiglie, sugli individui, determinando, tra gli altri effetti, l’approfondirsi delle fratture generazionali. Queste crisi, singolarmente prese ma anche con effetti cumulativi e progressivi, si rivelano gravide di conseguenze su sistemi di welfare che hanno già attraversato, a partire dagli anni Novanta del secolo scorso e sino al primo decennio del Duemila, una lunga fase di riforme sociali, che spesso hanno però  mancato di una visione strategica, toccando singoli comparti e determinando, in molti casi, solo un parziale rinnovamento. È questo lo scenario con cui gli attori sociali ed istituzionali devono confrontarsi, e che nell’ambito di un complessivo ripensamento teorico-metodologico degli studi sulle politiche sociali e di Welfare, sul piano degli  interventi vede emergere – accanto a strategie di ricalibratura – anche una nuova direttrice, quella del cosiddetto “secondo welfare” o “welfare 2.0”. Dopo aver analizzato la portata della crisi e delle sfide, con l’accento posto sul parziale  rinnovamento del welfare italiano, l’intervento propone alcune definizioni operativizzate del cosiddetto “secondo welfare”, a partire dalle premesse teoriche e collocandone le proposte strategiche al crocevia tra nuovi bisogni e nuovi protagonismi sociali, in particolare guardando a quei soggetti del privato sociale che  si affacciano nell’arena del welfare, rinnovando il nesso tra welfare, crescita e sviluppo.

Luigi Spedicato è presidente dei Corsi di Studio in Servizio Sociale, Università del Salento, Facoltà di Scienze della Formazione, Scienze politiche e sociali. Docente di Formazione, valutazione e politiche delle risorse umane nei servizi sociali.



KATIA DE ABREU CHULATA
Lo straniero nelle istituzioni: soggettività e identità a confronto

Se consideriamo che siamo "stranieri a noi stessi" (Kristeva) e che realizziamo la nostra identità simultaneamente a partire da noi e dagli altri (Freud, Lacan, Bachmann), possiamo analizzare il soggetto (noi e lo straniero da noi) e la (sua) identità come qualcosa di fluido, di negoziabile, di instabile. Partendo, dunque, da una concezione post-moderna di soggetto, di identità e di cultura proponiamo un'analisi di questi concetti basata sulla costruzione di discorsi (S. Hall,Foucault, Pêcheux, Arrojo, Coracini).

Katia de Abreu Chulata è traduttrice, esperta linguistica di madre lingua brasiliana, docente a contratto di lingua e traduzione lingua portoghese e brasiliana all'Università del Salento. Conduce una ricerca nell'ambito della traduzione basata sulla implicazione soggettiva del traduttore e sui "discorsi" sul traduttore e sulla traduzione. Vice direttrice del V Simelp (Simpósio mundial de estudos de língua portuguesa) che si realizzerà a Lecce nel 2015).


ROSA PARISI
Migrazioni, famiglie, cittadinanza

I processi di globalizzazione, di transnazionalizzazione e di delocalizzazione, che caratterizzano le attuali forme migratorie, determinano anche i tempi, le modalità, le forme e le relazioni, nonché il modo di pensare e di concettualizzare la famiglia. La famiglia nelle sue varie forme ha costituito un’importante elemento di trasformazione dei progetti migratori da breve a lungo periodo e dei processi di costruzione delle appartenenze e di ricollocazione delle vite dei migranti nei paesi di provenienza di immigrazione.
L’inasprirsi della crisi economica, le disuguaglianze di genere legate alle attività lavorative, le politiche neo liberali di precarizzazioni del lavoro e di clandestinizzazzione dei migranti più deboli influiscono sulle forme del fare famiglia.
Diversa è l’andamento e la storia delle famiglie cosiddette miste che nel corso degli anni hanno visto un aumento consistente. L’intervento si soffermerà sulle coppie miste in Italia, in particolare sui processi di costruzione delle appartenenze nella sfera delle relazioni familiari e in quella pubblica della costruzione della cittadinanza, mostrando il forte legame tra l’ambito privato e quello istituzionale delle politiche statali.

Rosa Parisi è ricercatrice confermata settore demoetnoantropologico. Docente di Antropologia culturale e sociale e di Etnologia Europea all'Università degli Studi di Foggia, presso cui è anche referente scientifico del  "Laboratorio interdisciplinare di studi e ricerche su famiglie, parentele,genitorialità e welfare”. Pubblicazioni: Attraversare confini ricostruire appartenenze. Un’etnografia delle coppie italomarocchine, Milano,Aquilegia (2008); Comunità omosessuali. Le scienze sociali sulla popolazione LGBT,
Milano, Franco Angeli (2013).


SERGIO TRAMMA
Il bisogno di comunità nella contemporaneità: il territorio torna a essere "la terra"?

Negli ultimi anni la “terra” sembra tornata a essere un soggetto importante nelle riflessioni riguardanti il destino della contemporaneità. I motivi di tale aumento d’interesse sono molti: il rilancio economico di alcune attività produttive, le differenziate reazioni alla globalizzazione, la cultura del ritorno all’essenziale e della decrescita, il localismo politico radicale, le mancate promesse della deindustrializzazione. Tutto ciò ha determinato un clima educativo diffuso che tende a ridimensionare il territorio come sistema “complesso”, limitatamente governabile, a favore di una “terra” intesa come sistema “semplice”, trattabile e prevedibile anche nelle sue imprevedibilità. Quali le prospettive, i chiaroscuri, le problematicità di tale processo? Di conseguenza, educare intenzionalmente alla “terra”?

Sergio Tramma è docente di Pedagogia sociale e Pedagogia generale presso il Dipartimento di Scienze umane per la formazione dell’Università degli studi di Milano-Bicocca. Tra le sue ultime pubblicazioni: Legalità illegalità. Il confine pedagogico, Editori Laterza, Roma-Bari, 2012; Pedagogia sociale. Nuova edizione, Guerini, Milano, 2010.


ANTONELLA RIZZO
Rituali per una comunità irriverente: identità, riconoscimento e trasformazione nell'esperienza festiva

Il seminario intende indagare, con una metodologia didattica partecipativa ed esperienziale, le valenze identitarie implicite nella dimensione del rituale extra-ordinario della festa, crocevia situato ed esemplare di 
molteplici piani di senso. L’osservazione sul campo diviene strumento euristico, occasione di lettura e di riflessione condivisa di pratiche
culturali incarnate, che creano ricorsivamente identità immobili eppure continuamente altre nell’eterno ritorno festivo, che è tempo in cui la comunità espone se stessa per riconoscersi.

Antonella Rizzo è dottore di ricerca in Pedagogia dello sviluppo (Università del Salento), è cultrice della materia in Pedagogia 
Sperimentale. Si è interessata di pedagogia istituzionale e pensiero sistemico. Da alcuni anni è impegnata in un programma di ricerca per lo sviluppo di una prospettiva teorica e metodologica tra pedagogia e antropologia della complessità per l’analisi delle dimensioni performative e (inter)culturali dei processi educativi nei vari contesti di vita.

SALVATORE PATERA
Problematiche valutative degli interventi di promozione della comunità

Il seminario affronta la questione teorica e metodologica dei processi valutativi di interventi di pedagogia di comunità, volti a favorire lo sviluppo dell'empowerment in gruppi e pertanto fondati sulla partecipazione. Diventa così indispensabile accedere a modalità coerenti di valutazione, che comunque pongono una serie di problematicità, che il Seminario si propone di evidenziare.

Salvatore Patera è dottore di ricerca in Pedagogia dello sviluppo (Università del Salento). Si occupa di progettazione e valutazione degli interventi formativi in ambito sociale. E' vicepresidente di Espéro srl, spin-off dell'Università del Salento. Collabora con la cattedra di Pedagogia Sperimentale della Facoltà di Scienze della Formazione, Scienze Politiche e Sociali dell'ateneo salentino.

GIUSEPPE COLAVERO
Senza accoglienza, impossibile integrazione

Rilettura critica della Legislazione italiana sull'immigrazione. Confronto dei diversi Progetti culturali e politici relativi all'immigrazione. Analisi di diverse esperienze e metodi di accoglienza e integrazione a livello nazionale, regionale e territoriale. Proposte alternative sperimentate e in via di sperimentazione. Letture ideologiche e prassi attuative del rapporto tra culture e comunità umane

Giuseppe Colavero: 71 anni. Sacerdote cattolico, per 22 anni direttore della Caritas diocesana, regionale e nel Consiglio Nazionale, fondatore di Agimi - Centro albanese di Terra d'Otranto; già docente di psicologia, pedagogia, storia e filosofia nelle scuole statali, docente di Sacra Scrittura, parroco di Carpignano Salentino dal 1997. Responsabile della Comunità di accoglienza Agimi - Eurogiovani in Maglie, giornalista, direttore responsabile della testata "Agimi", autore di diverse pubblicazioni.


FABIO MUSCI
Esperienza di edutaintment presso il Museo Storico delle Ferrovie di Puglia

L'intervento propone un caso di studio: Improvvisart e la sua Scuola di Improvvisazione Teatrale con l'Associazione Ionico Salentina Amici Ferrovie effettuano visite guidate al Museo storico delle ferrovie di Puglia in cui gli attori improvvisatori, con abiti d'epoca, interpreteranno vari personaggi che a sorpresa conducono i visitatori nella scoperta del Museo, delle sue storie e dei suoi treni. Il museo è ospitato nei capannoni delle ex-officine delle Ferrovie dello Stato. In esposizione troviamo alcuni rotabili storici, tra cui una locomotiva a vapore del 1911. Le enormi locomotive a vapore e i vagoni d'epoca sono tutti visitabili e alcuni di essi sono adibiti a sale espositive; le sale del museo ospitano, inoltre, ricostruzioni degli ambienti della stazione con in mostra oggetti un tempo utilizzati dai ferrovieri e plastici di stazioni Italiane, Americane e del Salento.

Fabio Musci è pedagogista. Principale animatore di Improvvisart, cooperativa che si occupa di creazione, organizzazione e gestione di eventi artistici e culturali; di formazione: la cooperativa è sede della Scuola nazionale di improvvisazione Teatrale (S.N.I.T.).


MARIANO LONGO
Narrazioni quotidiane, letteratura e scienze sociali

L'intervento parte dalla narrazione che viene intesa come uno strumento utile non solo per raccontare storie, ma anche per mettere ordine alla realtà e agli eventi, fornendo i presupposti per spiegare ciò che è avvenuto. Se la narrazione ha queste funzioni, allora è evidente che i racconti hanno una forte rilevanza per chi analizza la realtà sociale. L'intervento mette a tema questa rilevanza, evidenziando similitudini e differenze tra narrazioni quotidiane (racconti orali) e narrazioni letterarie.

Mariano Longo è professore associato di Sociologia si occupa di teoria sociologica e dell'utilizzo delle fonti narrative. Tra i suoi ultimi lavori Il sociologo e i racconti, Carocci, Roma, 2012.

MAURO MARINO
La scorta della monda.Antonio Verri e Danilo Dolci

Quanti sono gli intellettuali dimenticati? Il rischio dell'oblio inficia la loro fierezza, la loro unicità. E' compito d'ognuno andare a cercare nelle storie (anche e soprattuto in quelle personali) quelle figure che nonostante il tempo sono divenute riferimento: "scorta della monda" del nostro stare nelle cose. Due, per me, sono le figure di dirittura poetica e pratica: Danilo Dolci, maieuta di stategie di riscatto sociale e Antonio Verri generoso operatore culturale salentino. Per tutte e due la Cultura è cosa generata dalla terra e dagli uomini che con la loro semplicità e coerenza la difendono tentando nel quotidiano progetti di tutela e di valorizzazione

Mauro Marino è nato a Lecce il 18 settembre 1956. Operatore culturale e giornalista. Dal 1999, dirige a Lecce l'Associazione Culturale Fondo Verri. Dal 2000 per il Centro per la Cura e la Ricerca sui Disturbi Alimentari del DSM ASL di Lecce cura il laboratorio di scrittura nell’ambito di un programma di terapie espressive. Del 2008 collabora con il quotidiano "il Paese nuovo" come editorialista e critico nelle pagina di cultura, divenendo successivamente direttore responsabile della testata.


FRANCA PINTO MINERVA
Confini e sconfinamenti. Identità mutanti e pensiero migrante

L'intervento intende tematizzare l'emigrazione come una condizione costante di individui, popoli e culture nella storia dell'umanità. Soffermandosi sulle attuali situazioni di conflitto e sulle ricorrenti forme di razzismo strisciante, siproblematizzano i rapporti io-altro, dentro-fuori alla luce di una riflessione critica sui concetti di "confine" e "sconfinamento". In prospettiva eminentemente pedagogica, si approfondiscono le dimensioni della costruzione di identità in movimento, flessibili e plurali nonché di un pensiero migrante, capace di una permanente pratica di decentramento linguistico e cognitivo, affettivo e relazionale. Un pensiero in transito, in grado di individuare analogie e differenze e di operare connessioni e reciproche traduzioni di parole, pensieri, immaginari. Tutto questo, intrecciando storie e narrazioni, vicino e lontano, nella prospettiva di realizzare l'utopia di una solidarietà planetaria.

Franca Pinto Minerva è professore emerito di Pedagogia Generale, partendo da un approccio ecosistemico e approfondendo le categorie della complessità, della differenza e dell'ibridazione, rivolge i propri interessi di ricerca alla fondazione epistemica della Pedagogia tra autonomia e connessioni interdisciplinari. Tra i principali temi trattati: infanzia, vecchiaia, interculturalità, questioni legate al "postumano". Temi analizzati nella prospettiva di una educazione alla creatività e alla solidarietà cosmica.




CONVERSAZIONI e PERFORMANCE

FRANCESCO BEARZI e CARLO RUGGIERO
In mezzo scorre il fiume. Valle del Sacco: con quali capabilities uscire dal guado?

L'intervento intende aprire una finestra sulla Valle del Sacco, nota come uno dei territori più contaminati d’Italia, pur contando su unpatrimonio di bellezze e risorse. Cercheremo di ripercorrere una storia, oltre i luoghi comuni. Si cercherà di immaginare un futuro, dove una comunità si risveglia. Illustreremo possibili percorsi per il suo cammino. Carlo Ruggiero presenterà in anteprima alcuni brani del suo reportage narrativo “In mezzo scorre il fiume. Storie della Valle del Sacco”. Francesco Bearzi spiegherà quali capabilities degli studenti della Valle incontri la metodologia pedagogica “New WebQuest”, co-progettata con Salvatore Colazzo.

Francesco Bearzi, dottore di ricerca in Filosofia (Università “La Sapienza” di Roma). Tra i suoi saggi di antichistica, Il Simposio come contesto noetico, «Les Études Platoniciennes» (Paris, Les Belles Lettres) 1, 2004, pp.199-251. Nel campo della Pedagogia sperimentale, attende insieme a Salvatore Colazzo a una monografia relativa alla co-progettata metodologia didattica “New WebQuest”, che ristruttura in ambiente Web 2.0 il celebre “WebQuest”. Attivista in campo ambientale, dal 2005 risiede nella Valle del Sacco.

Carlo Ruggiero giornalista professionista, documentarista, filmmaker. È socio della cooperativa di giornalisti Edit.Coop, scrive e filma per le testate Rassegna Sindacale e Rassegna.it. Si occupa di lavoro, diritti, politica sociale, e sopratutto immigrazione. È nato nel 1977 a Frosinone, si è laureato in letteratura italiana moderna e contemporanea alla Sapienza di Roma. Ha iniziato la sua attività professionale come responsabile del settore informazione in un Laboratorio di comunicazione audiovisiva su commissione Rai. Poi ha lavorato come programmista-regista presso il canale televisivo Nuvolari su piattaforma Sky, curando testi e regia per diversi format. Nel 2005 ha lavorato come video-reporter per la web-tv del Centenario della Cgil. Autore di numerosi servizi e docu-film sul mondo del lavoro, ha pubblicato diversi articoli in volumi sul mondo della comunicazione. Nel 2012 per le edizioni Ediesse ha pubblicato il reportage narrativo “Una pietra sul passato”. Alla fine 2013, la casa editrice Round Robin darà alle stampe il suo nuovo reportage narrativo “In mezzo scorre il fiume. Storie dalla Valle del Sacco” (titolo provvisorio).


SALVATORE TRAMACERE
Una certa idea di teatro

Salvatore Colazzo intervista Salvatore Tramacere sull'esperienza, ormai storica, del Teatro Koreja. La Cooperativa Koreja nasce nel 1985 ad Aradeo (Le) ed inizia a svolgere attività teatrale e culturale proponendosi come centro di produzione, ricerca e promozione teatrale rivolta ad un vasto pubblico. Nel corso degli anni, Koreja diventa luogo di incontro non solo per le giovani generazioni, ma anche per un pubblico popolare e non televisivo. Nel 1999 la Cooperativa Koreja diviene Cantieri Teatrali Koreja e decide di spostare la propria sede nella periferia leccese, ristrutturando una ex fabbrica di mattoni: un’area di 3000 mq progettualmente ripensata per cultura e spettacolo. Un luogo composito, dotato di spazi all’aperto e al chiuso per teatro, danza, musica, cinema, video, arti figurative, nuove tecnologie della comunicazione. Dal 2003, la Cooperativa è riconosciuta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali come Teatro Stabile d’Innovazione del Salento. La direzione artistica è curata da Salvatore Tramacere, la direzione organizzativa da Franco Ungaro. Attualmente la Cooperativa occupa in maniera stabile 20 persone tra i 25 e i 50 anni fra cui 12 soci ed è fortemente radicata sul territorio. Sviluppa numerosi progetti di cooperazione artistica e culturale, soprattutto con i paesi dell’area del Mediterraneo portando i propri spettacoli e laboratori nel Nord Europa, in Serbia, Bosnia, Montenegro, Albania, Grecia, Cipro, Tunisia e persino in Iran.
L’interazione tra i diversi momenti che compongono l’evento artistico, produzione, programmazione e formazione, l’individuazione di un contesto di destinatari/spettatori ben identificabile, popolare e giovanile, la scelta di campo della contemporaneità come ricerca sul “nuovo”, l’ospitalità e la polifunzionalità, rappresentano i cardini del modello artistico realizzato che vede, annualmente, un transito di quasi 20.000 spettatori di tutte le età.

Salvatore Tramacere, studente di storia del teatro con Nicola Savarese. fonda il teatro Koreja ad Aradeo nel 1985. Presidente della cooperativa Koreja,stabile d'innovazione del Salento. Allievo di Cesar Brie,attore e regista argentino. Firma quasi tutte le regie del Tatro koreja. Lavora anche in ambito internazionale,sopratutto nei paesi dell'est europa. Numerose le iniziative e le attività svolte negli ultimi anni in Iran e in Sud America.


ANTONIA CHIARA SCARDICCHIO
La terra spinge. Fertilità (e sterilità) estetica nella formazione degli adulti

La ricerca pedagogica e didattica, tra “Logica e Fantastica”, necessita di una epistemologia che è un movimento: un pensiero che, come il corpo e con il corpo, sappia giocare. Non per questo rinunciando alla scientificità: ma, anzi, con Lorenz, si riconosca allo spirito del gioco il medesimo spirito della scienza. Giacché il pensiero che gioca è il pensiero che sa migrare, che esplora, ipotizza, muove da sé: è pensiero scientifico proprio perché non stanziale. Una formazione per gli adulti che utilizzi i linguaggi dell’arte e del gioco, si rivela, così, non mero esercizio di pratiche, o di forme che funzionano come imbellettamento dei contenuti, come una bella confezione sta ad un prodotto. La modalità simbolica nella formazione non è una modalità di packaging della conoscenza, giacché la forma immaginativa ed analogica è la forma stessa della conoscenza, nella sua identità naturale: la complessità. L' "estetica della/nella conoscenza" è allora qui concepita e vissuta non solo come metodo ma anche e soprattutto come visione, non solo didattica ma sfondo epistemologico: prodigio di sottrazione dalla propria epifenomenicità. Fertilità. (L'intervento consta di due parti: una frontale ed una laboratoriale)

Antonia Chiara Scardicchio è ricercatrice dell'Univeristà di Foggia. Insegna Progettazione e valutazione dei sistemi educativi e formativi nel corso di laurea magistrale  in Scienze della Formazione dell'Università di Foggia. Dal 1997 si occupa di ricerca epistemologica e didattica nei contesti della formazione e della cura, tessendo abduzioni tra teoria batesoniana e neuroscienze, cura di sé, estetica e pedagogia. Tra le sue pubblicazioni: "Il sapere claudicante" (Mondadori, 2012, "Logica & Fantastica."Altre" parole nella formazione" (ETS,2012).


ROCCO DE SANTIS
I racconti del contadino Cesare De Santis 

Saranno rivisitati, intercalandoli con una serie di canzoni grike, alcuni interessanti racconti autobiografici del poeta griko Cesare De Santis, relativi alla sua esperienza di migrante agricolo nell'immediato dopoguerra.

Rocco De Santis (1964), residente e operante a Sternatia (Le), nella Grecìa salentina. Figlio del poeta griko Cesare De Santis (1920-1986), come il padre si occupa di cultura grika in termini artistici. Musicista-Cantautore, autore del repertorio del gruppo etno-musicale Avleddha. Compone, nel 2004, la colonna sonora del film muto Zemlja (La terra - URSS 1930) regia A. Dovzhenko, e, nel 2010, la colonna sonora del film documentario "Les années Schwarzenbach". E' inoltre autore teatrale.


SILVIA BATTAGLIO
Io amo Helen

L'autrice racconta il suo spettacolo che propone la storia di una bambina sordo-cieca dall'età di diciotto mesi, relegata in un mondo fatto di buio e di silenzio. E' la storia di un amore grande che porta una maestra a cercare una via di comunicazione e di costruirla giorno dopo giorno. E' la storia di una donna che malgrado i suoi limiti dialogherà con il mondo, si laureerà, terrà conferenze, appoggerà la causa socialista negli Stati Uniti di inizio Novecento, abbraccerà la causa degli operai sfruttati. Il focus centrale dello spettacolo di Silvia Battaglio è il rapporto tra Helen Keller e la sua maestra Anne Sullivan. Grazie all’incontro con Anne Sullivan, che sarà per lunghi anni la sua maestra e la sua voce, Helen entrerà in contatto con il mondo, con la natura, con gli altri esseri umani e infine con l’amore. Dopo aver imparato a comunicare attraverso il linguaggio dei segni, l’alfabeto manuale e il metodo Tadoma, Helen Keller riuscirà a leggere in Braille ed infine a parlare. Nel 1900, verrà ammessa al Radcliffe College, dove si laureerà all’età di 24 anni. Diventa così la prima persona sordo-cieca a laurearsi in un college. Diventa membro del Partito Socialista Americano scrivendo molti articoli in favore della classe operaia. Hellen Keller morirà nel 1968, all’età di 87 anni, lasciando un segno indelebile nella consapevolezza che è proprio nella comunicazione che l’uomo esiste e può esprimersi, costruendo così il senso della propria esistenza.

Silvia Battaglio studia danza classica con Sara Acquarone presso il Centro Didattico di Torino, danza contemporanea con Simona Bucci e Adriana Borriello, teatro-danza con Roberto Castello, Michela Lucenti e Abbondanza/Bertoni, commedia dell’arte con Eugenio Allegri, danza terapia e tecnica Laban presso il Centro Art Therapy Italiana di Bologna. Conclude nel 2001 il Corso di Specializzazione Superiore di teatro fisico presso l'Emilia Romagna Teatro Fondazione, dove lavora come interprete nello spettacolo Don Chisciotte e Romeo e Giulietta (Festival di Sant’Arcangelo edizione 2002). Sempre come interprete lavora per Roberto Castello nello spettacolo Biosculture (Torino Danza 2004), per Tangram Teatro in Stravaganza e Il viaggio di Ulisse (Teatro Stabile di Torino 2006/2007). Dal 2005 prosegue un'intensa attività di insegnamento attraverso laboratori teatrali intensivi che talvolta rientrano all’interno del percorso di lavoro finalizzato all’allestimento degli spettacoli di cui è interprete e regista. Tra gli spettacoli realizzati Ofelia (creazione 2006) Un sogno per Maria (creazione 2008), Verso Elettra (creazione 2009), Io amo Helen (creazione 2010), Le corps de Jeanne (creazione 2011), Io Lorenzo & Giulia (creazione 2012). Io amo Helen è stato allestito nella nuova versione per essere presentato all’interno della programmazione 2011/2012 dell’Odin Teatret Nordisk Teaterlaboratorium (Holstebro, Dk). Tra le principali collaborazioni attivate a sostegno degli spettacoli realizzati il Teatro Stabile di Torino, la Fondazione Teatro Piemonte Europa, l’Università degli Studi di Torino, l’Odin Teatret presso il quale è in corso un ciclo di residenze creative finalizzate all’allestimento del nuovo progetto teatrale, Lolita, realizzato con la preziosa consulenza artistica di Julia Varley e il cui debutto è previsto per il 2013/2014.​


VITO A. D'ARMENTO
Fiction: Laboratorio per una regia teatrale

Seguendo il testo di una piéce ispirata agli Eteronomi di Pessoa, se ne farà una lettura/commento, tentando di comporre una ipotesi di scenografia sulla base delle reazioni performative che verranno stimolate nel corso del Laboratorio.

Vito A. D'Armento è docente di sociologia all'Università del Salento. I suoi interessi di ricerca riguardano l'etnografia, nella prospettiva maturata nell'ambito culturale francese. Nella scrittura creativa l'A. ha consolidato una significativa esperienza soprattutto poetica e narrativa (con una dozzina di pubblicazioni), di cui si è occupata la critica non solo nazionale. Sue opere poetiche sono infatti tradotte e pubblicate in Grecia, Spagna, Romania, Finlandia.


MAURO MARINO, IVANO GIOFFREDA E MAIRA MARZIONI
La terra e le generazioni, le opere e i giorni

Una conversazione a più voci a partire da un libro stimolo, quello di Maira Marzioni e Gianluca Costantini, "Storie terragne" (In alto a sinistra, Lecce, 2012). Le storie di sei produttori coltivatori e curatori della terra nel rispetto della sua fertilità, del suo ritmo e dei suoi sapori autentici, arricchite da alcuni contributi frutto del percorso di ricerca che ha accompagnato il progetto “Ter-ragno”.  Vengono raccontate storie di donne e uomini che coltivano la terra in maniera r-esistente. Donne e uomini per cui coltivare sanamente la terra non è solo un lavoro, ma un pezzo di vita.  Dicono gli autori: "Il viaggio è partito dalle parole di Rina Durante, scrittrice di questo Sud e Luigi Veronelli, enogastronomo di quel Nord. Volevamo farci ispirare da chi aveva già masticato racconti di terre e r-esistenze ed evocare la completezza di uno sguardo maschile  e femminile, del sud e del nord. Ogni racconto nasce poi da un incontro, da una giornata passata insieme a Giuseppe, Saverio, Rosmarie, Toni, Giovanni, Gianfranco, col cibo e la tavola come  scambio conviviale di ricordi, pensieri, intrecci di luoghi e persone. Non sono biografie o racconti di vita, né interviste. Ma incontri prima vissuti e poi raccontati come si asciugano i panni al sole".


CLELIA SGUERA
La necessità della musica nelle condizioni di minima umanità

In una situazione estrema, come quella vissuta dalle persone confinate nei lager nazisti, attraverso la musica, immaginata, composta, eseguita, sopravvive un barlume di umanità e un residuo senso di comunità. La letteratura attesta un corpus non irrilevante di musica composta nei getti e nei lager: si tratta di materiale di enorme valore storico, documentarista, scientifico ed artistico.

Clelia Sguera, violinista, collabora regolarmente con l’orchestra della “Magna Grecia” di Taranto e il “Collegium Musicum” di Bari. Da anni affianca all’attività concertistica cameristica e orchestrale  un’intensa attività didattica come docente di violino presso la Scuola Media “Monterisi” di Bisceglie e come docente di Storia ed Estetica della Musica presso il Liceo Musicale “Casardi” di Barletta. Ideatrice di rassegne musicali e consulente musicale per il centro teatrale Diaghilev di Bari, si occupa di ricerche in campo musicologico e collabora con la Rivista Culturale “Amaltea”, e la rivista musicale “Falaut”, “Lucca Musica”. Nell'ambito della Summer School propone una serie di riflessioni sulla musica "concentrazionaria", accompagnate da alcune esecuzioni affidate al Quartetto AlterAzioni del quale fa parte, essendo costituito, oltre che da lei, che suona il violino, da Palma Pesce (violino), Matteo Notarangelo (viola), Donatella Milella (violoncello).

Il Quartetto “AlterAzioni” è la naturale evoluzione del “BahramGor Quartet”, nato nel 2009 dalla felice collaborazione con l’artista Rom Santino Spinelli, in arte Alexian, con il desiderio di sperimentarsi in “altri” linguaggi e in “altri” percorsi. Quartetto di formazione classica, non rinuncia a sperimentare generi musicali diversi proponendo un repertorio che da Bach e Mozart, attraversa la musica del ‘900 fino ai giorni nostri. L’interculturalità musicale da cui nasce vuole sottolineare come la musica possa essere un  luogo ideale di incontro e scambio tra mondi e culture diverse, tra loro legati a doppio filo,  come del resto conferma la collaborazione con artisti di fama internazionale: da Alexian a  Sarah Hart, da Linda Valori ai  Radiodervich, ecc Numerose le collaborazioni teatrali e dal 2007 la collaborazione con Paolo Panaro e il  Centro Diaghilev (Le direzioni del racconto, Vallisa 2009; per Teatri Abitati, Le Lingue  del Sud, Teatro Van Westeraut di Mola di Bari, 2009). Tutti i musicisti dell quartetto svolgono intensa attività concertistica orchestrale e cameristica, affiancata da una altrettanto intensa attività didattica. Lo scorso 2 giugno 2012 il quartetto ha collaborato come prime parti dell'orchestra Terraconfine all' evento “One for Family”,  incontro mondiale del Papa Benedetto XVI con le famiglie trasmesso in mondovisione in prima serata diretta su Rai Uno. Dalla sua nascita è socio sostenitore dell’AIL, Associazione Italiana Leucemie, sez. di Andria.


FRANCO PERRELLI
Con Flaszen alle radici del teatro di Grotowski

L'intervento consisterà di una lettura commentata di alcuni scritti, che saranno editi nel 2014 in Italia, di Ludwik Flaszen, l'intellettuale polacco che ha accompagnato Jerzy Grotowski nella sua avventura teatrale sin dal 1959. Si cercherà d'individuare l'idea del teatro, ma soprattutto dell'oltre-teatro, che la contemporaneità ha ereditato da questa straordinaria esperienza umana ed estetica.

Franco Perrelli è professore ordinario di Discipline dello Spettacolo presso il DAMS dell’Università di Torino.. È specialista del teatro scandinavo e contemporaneo. Ha vinto il Premio Pirandello 2009 con il volume "I maestri della ricerca teatrale", edito da Laterza nel 2007. Il suo ultimo libro è "Ludvig Josephson e l’Europa teatrale" (Bonanno, 2012).


PIERO ANTONACI
Via da…

…Dovrei raggiungere, con la mente, un luogo, in provincia di Taranto, dove negli anni del secondo dopoguerra intere famiglie salentine emigravano per mesi, per raccogliere e lavorare il tabacco. Ora quelle masserie danno rifugio alle nuove migrazioni dall'Africa. E questa complicazione ci spiazza, non sappiamo come collocarla, come trovare un senso, come ricucire un passato che sembrava legato a un ciclo peninsulare, circoscritto al Salento, con un presente globalizzato, dove i continenti si fondono, si sovrappongono come placche geologiche. Ma è proprio questo non sapere, questo spaesamento, questo spiazzamento, questa differenza, che mette in moto la scrittura, sollecitando la sua struttura profonda. Mette in moto il suo meccanismo interiore, basato appunto, sulle differenze e sul differimento.

Piero Antonaci, salentino, è docente di filosofia nei licei, in Abruzzo. Ha al suo attivo numerosi saggi e alcuni libri di poesia.


ALESSANDRO SPILIOTOPOULOS
Il video e il Film Maker come elementi di cultura per la società locale e globale

Il regista, con la proiezione di alcuni spezzoni di suoi filmati e tramite aneddoti e casi successi durante le riprese, racconterà la sua esperienza fino ad oggi, per quanto concerne lavori ispirati da tematiche sociali o legati al territorio e alla testimonianza delle varie culture, locali e non. Si presterà particolare attenzione ai lavori svolti sulle due lingue greche del Sud Italia, il Griko ed il Grecanico, e prendendo spunto da essi la discussione si amplierà, arrivando a commentare la situazione attuale di queste due isole linguistiche, arrivando in fine all’apporto che ha dato fin ora e che può dare in futuro l’audiovisivo, per la salvaguardia di esse. L’obiettivo finale di questo intervento è quello di esaminare i percorsi culturali e sociali che può esplorare anche un singolo e solitario video maker, con sua unica arma una piccola videocamera tascabile, e se è possibile o meno che esso apra dei nuovi sentieri, mentre insegue le sueispirazioni e passioni.

Alessandro Spiliotopoulos è nato a Cagliari nel 1972. Da piccolissimo si interessa di fotografia, mentre successivamente sente il bisogno di aggiungere suono, movimento e azione alle sue inquadrature, approdando nel mondo della cinematografia e seguendo diversi corsi di sceneggiatura e regia a Milano e ad Atene. Da alcune sue sceneggiature trae i suoi primi cortometraggi, i quali circuitano con successo nei vari festival internazionali. Successivamente collabora anche con altri autori, producendo opere di vario tipo (lavori di finzione, documentari, videoarte). Laureato in ingegneria, attualmente vive in Grecia, dove lavora come regista.



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